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Delio Mugnolo - 29.04.2005
Musica rock-pop - Yuppie Flu, Toast masters

Negli autogrill si trovano spesso dvd che nel titolo richiamano cartoon recenti della Disney, ma che costano un terzo e che, in effetti, si rivelano prodotti che con l'originale non hanno niente a che fare: tuttavia, non dei tarocchi in senso stretto, visto che non vengono esplicitamente spacciati per l'originale. Un fenomeno del genere esiste anche nella musica - nella musica elettronica, in particolare: ad ogni ondata stilistica (drum'n'bass, chill out, electro...) agli antesignani è seguita un'alta marea di epigoni compilati in raccolte massificate (tipo Café del mar o Buddha bar) che dovevano suonare alla maniera di e permettere di tenersi facilmente aggiornati a chi non aveva tempo, soldi e voglia per seguire le uscite del mercato discografico. Un aggiornamento un po' grossolano, ma tant'è.
Dicevo: un fenomeno tipico della musica elettronica. Ora finalmente anche l'indie-pop chitarristico può avere un equivalente di Buddha bar: il nuovo cd (Homesleep 2005) degli Yuppie Flu, Toast masters.

Gli Yuppie Flu sono un gruppo che è stato a lungo inseguito dal fantasma dei Pavement, sin dai loro primi dischi di un lustro fa: in Toast masters il gioco si fa piú articolato, dal momento che l'influenza dei Pavement di Terror twilight, pur presente, cede il passo ad un mish-mash che rende il disco un caleidoscopio estetico, un agile compendio di (quasi) tutto quanto di interessante sia stato prodotto al mondo in ambito indie - purtroppo, nell'ambito di un indie non recentissimo, quello degli anni a cavallo del 2000, con tutti i tic e le mossettine dei gruppi che erano innovativi allora - vedi i battimani di Vultures and fortune, che fanno così 2003. A partire dalla copertina del disco, una specie di cover (ben riuscita, peraltro) della copertina di Amore del tropico dei Black Heart Procession (ma con una grafica delle pagine interne che richiama parecchio quella delle produzioni Matador di dieci anni fa), proseguendo con le prime due canzoni, Glueing all the fragments e Our nature, che si collocano in pieno nella scia degli Strokes - senza avere il loro ingegnere del suono, ahimé: e si sente.
Ogni tanto i Pavement ritornano (l'attacco di Pain is over), insieme ai già citati Black Heart Procession (frammenti di A good guide e di Together) e a echi dei Dinosaur Jr. (Pain is over): niente di male, tutto sommato, e le canzoni rimangono comunque piacevoli - anche se spesso piú che ascoltare ci si maciulla il cervello per capire dove si è già sentita quella chitarrina effettata in quel modo. Il vero problema, semmai, è che non appena gli Yuppie Flu tentano strade un po' piú personali - i synth e la coda acida di Stray on free, le orchestazioni di Europe is different - i risultati sono assai meno convincenti.

Ma è così importante? Rimane il fatto che un paio di pezzi (il singolo Our nature su tutti) hanno davvero un buon potenziale radiofonico e potrebbero facilmente essere un piccolo successo estivo - per un gruppo indie marchigiano è già grasso che cola, mi sembra.

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