Il capolavoro sconosciuto di Balzac (1799-1850), finito di scrivere nel 1932 a Parigi, è un romanzo breve ma di straordinaria e singolare forza emotiva. Il racconto descrive i grandi temi dell'arte, della vita, dell'amore e della ricerca dell'assoluto.
I protagonisti di queste temi sono tre artisti (Frenhofer, Porbus e Poussin) e tre donne ( Maria Egiziaca, Gilette e la Belle Noiseuse). Le loro storie si intrecciano in un vortice di sentimenti e di sperimentazioni. Il maestro Franhofer agogna di riprodurre e di esprimere sulla tela "la pienezza traboccante della vita". La ricerca dell'assoluto porterà l'artista a ridurre l'opera della sua vita ad un ammasso confuso di colori delimitati da una quantità di linee bizzarre che formano una muraglia di pittura. Per Frenhofer, la conclusione è l'impotenza dell'arte di fronte alla vita. Come ha giustamente affermato Geno Pampaloni: "Per troppo amore verso la sua creatura, il pittore esce dal dominio dell'arte e si perde nel regno dell'ineffabile".
Il capolavoro sconosciuto è un racconto che ha affascinato da sempre molti pittori, da Cèzanne a Matisse a Picasso, ma anche musicisti come Schonberg e poeti come Rilke. Addirittura Picasso, ispirandosi a questo capolavoro, realizzò tredici acqueforti nel 1927 e sessantasette disegni compresi nel libro-capolavoro realizzato nel 1931 da Ambroise Vollard.

Nella citazione riportata qui di seguito si può cogliere la vera essenza del romanzo:
"Son dieci anni ormai che vivo con quella donna: ella è mia, solo mia, e mi ama, non mi ha forse sorriso ad ogni pennellata che le ho dato? Ha un'anima, l'anima che io le ho dato: arrossirebbe se occhi diversi dai miei le si posassero addosso... Devo ancora perfezionarla; ieri, verso sera, ho creduto di aver finito: i suoi occhi mi sembravano umidi, la carne palpitava, le trecce dei suoi capelli si muovevano: ella respirava! Sebbene abbia trovato il modo di rendere sulla superficie piana d'una tela il rilievo e la rotondità della natura, stamattina alla luce del giorno, ho riconosciuto di aver sbagliato".
In poche righe, Balzac non soltanto è riuscito a descrivere magistralmente il rapporto tra il protagonista e la sua opera, ma si è spinto oltre: il poeta, portando in superficie i sentimenti che animano una persona al cospetto della sua creazione, è riuscito a rendere questo messaggio universale.

Chiunque legga attentamente le frasi riportate, si sente un po' Frenhofer, come se il poeta avesse rubato a tutti i lettori qualcosa del proprio intimo. Come non pensare, alle nostre lettere, alle nostre poesie appena scritte e poi strappate o bruciate per la vergogna di farle leggere a chi ci sta intorno; come non pensare ai sogni e alle illusioni che la notte ci accompagnano e al mattino svaniscono più o meno coscientemente. Se così non fosse, di sicuro ci farebbero arrossire e imbarazzare.
In fondo, parafrasando Pascoli,
Il capolavoro sconosciuto è la metafora dell'artista che è dentro ogni lettore, può cambiare la forma di esprimere i propri sentimenti: scrivendo una poesia, dipingendo un quadro, anche leggendo un romanzo o ascoltando la musica, ma la forza delle emozioni per quello che si crea con la fantasia si manifesta pressoché sempre allo stesso modo, cioè rendendo divino il creatore.
Infine, soffermarsi più volte su una stessa opera artistica, in questo caso letteraria, non è soltanto un semplice esercizio di lettura. La banalità di rileggere un'opera subentra soltanto quando si rimane ad un livello di semplici spettatori, ma quando si abita la sua essenza profonda, la banalità viene superata. La rilettura di un romanzo aiuta non soltanto a capire meglio la sua trama, ma a conoscere se stessi anche un po' di più.