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Mezzacapa - 28.01.2005
Arte contemporanea - pittura - Buzzati pittore - Prima parte

"Il fatto è questo, io mi trovo vittima di un crudele equivoco. Sono un pittore il quale, per hobby, durante un periodo purtroppo alquanto prolungato, ha fatto anche lo scrittore e il giornalista. Il mondo invece crede che sia viceversa, le mie pitture quindi non le può prendere sul serio. La pittura per me non è un hobby, ma il mestiere; hobby per me è scrivere. Ma dipingere e scrivere per me sono in fondo la stessa cosa. Che dipinga o scriva, io perseguo il medesimo scopo, che è quello di raccontare delle storie" (Dino Buzzati, Vecchia auto, Lossa, Milano, 1968).

Il percorso artistico di Buzzati, si puo distinguere in tre periodi: il primo, del simbolismo, dal 1923 al 1930, il secondo dal 1930 al 1964, detto del surrealismo figurativo, e l'ultimo, dal 1964 al 1972, della pop art italiana.



I primi approcci di Buzzati alla pittura coincisero con la conoscenza dell'arte metafisica di Giorgio De Chirico e di Alberto Martini, e solo in seguito il nostro fu influenzato dal surrealismo francese di Chagall e Manritte. E' tuttavia, in un secondo momento, il venire a contatto con le neoavanguardie artistiche degli anni Sessanta che segna la fase artistica più matura e originale di Buzzati, da collocare, come detto, nel contesto della "Pop-art" italiana.



La sua attività di critico d'arte, in qualità di responsabile della Terza pagina del "Corriere della sera", negli ultimi anni del suo percorso artistico (e della sua vita) lo mise in una posizione privilegiata di "osservatore" delle "novità" artistiche.




La sua prima importante personale fu preparata e voluta dal grafico Eronda (Mario De Donà) a Belluno nel 1967, in cui fu presentata anche la famosa "Firma dipinta" che poi fu riprodotta su numerosissime opere. Dalle sue tele emerge tutto quel mondo fantastico, onirico e poetico che l'ha fatto grande e lo ha reso uno dei protagonisti del '900.



Surrealista di seconda specie, anziché rendere onirica la realtà consueta, come nella pittura metafisica, cerca di ricavare la magia, il surreale, da figure e situazioni inventate con una linea precisa e pulitissima.
E ciò ci porta spesso a non sentirci intimamente coinvolti con Buzzati, in quei suoi sogni ad occhi aperti. La chiave per cogliere tutto il valore poetico di questi lavori è spesso racchiuso nei brevi testi che ad esse si accompagnano, assolutamente inseparabili dalla parte figurativa. Si tratta di un perfetto connubio di parola e immagine, di segno e di disegno.




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