
"Quello che i nuovi scrittori (e anche i vecchi) devono sapere sugli autori, sugli editori, sui librai, sugli intermediari, sui contratti di edizione, sui diritti d'autore e su altri 'misteri' del mondo del libro". Questo è il sottotitolo di un libro che tutti gli aspiranti scrittori dovrebbero leggere per capire a cosa andranno incontro se vogliono vedere pubblicato il loro
libro.
"L' Agenda dello scrittore" vede la luce nel 1976 e da allora è giunta alla dodicesima edizione.
L'autore è Giorgio Maremmi, che di speciale ha il fatto di essere un editore (a lui e ai suoi figli fanno capo diverse sigle editoriali tra cui la Firenze Libri) e di sapere come funziona questo
complicato universo.
A metà tra pamphlet e manuale d'istruzione il libro rappresenta un viaggio di dodici capitoli, ognuno rappresentante un mese dell'anno, lungo le impervie strade del mondo editoriale. Un libro per molti versi coraggioso, perché Maremmi non si nasconde dietro false ipocrisie, ma svela ciò che sono gli editori, cos'è l'editoria, cosa bisogna aspettarsi e come bisogna comportarsi.
Il primo punto, il più importante da considerare è che una casa editrice è innanzitutto un'impresa commerciale, che deve avere come obiettivo principale la vendita dei prodotti-libri e quindi guadagnare soldi.
L'editore è un imprenditore e non un benefattore: pubblica libri con lo scopo di trarne profitto. A queste affermazioni che possono apparire ciniche e spiazzanti fanno da base le rigide regole del mercato a cui l'editore è obbligato a obbedire. Nessuna pretesa, dunque, intellettuale o culturale, queste semmai sono una conseguenza della scelta di pubblicazione e la
motivazione prima con cui gli editori tendono a presentare il loro lavoro.
Le cose stanno effettivamente così, e basta dare un'occhiata ai tanti titoli pubblicati per capire che nella stragrande maggioranza c'è scarso valore narrativo e un forte potere editoriale, una buona strategia comunicativa e un grosso impatto col pubblico incuriosito dalla novità.
Stando così le cose si contano sulle punta delle dita gli editori che hanno il coraggio di investire al buio in nuovi scrittori sconosciuti, che, bisogna dirlo, non hanno mai avuto un forte potere di seduzione nei confronti dei lettori. Solo qualche intellettuale di vecchio stampo sostiene ancora che una casa editrice deve essere un'associazione filantropica a favore degli scrittori, in fondo all'editore poco importa dell'autore fin quando non si interessa alla sua opera. Per l'editore, è importante ricordarlo, conta solo che il libro sia di sicuro smercio o che abbia la possibilità di vendere.
Ecco perché si guarda poco alla qualità della scrittura e si cercano sempre di più cose nuove, capaci di entusiasmare.
Ma come bisogna presentarsi a un editore? Questa è una domanda che molti si saranno fatti. Il primo vero incontro è quello con il manoscritto che la casa editrice riceve, insieme a tanti altri ogni giorno, e seguendo le istruzioni o consigli che Giorgio Maremmi dà è sempre buona cosa presentarsi con un manoscritto preparato con cura, ben stampato, scritto chiaramente senza cancellature o correzioni, magari rilegato... deve avere insomma un buon look che inviti e faciliti la lettura.
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