Ebbene, Olympia è una prostituta.
A guardarla sulla tela mette a disagio, imbarazza.
Nell'inconsueta spigolosità del corpo spicca un nastrino nero all'altezza del collo che sottolinea lo sguardo malizioso, uno sguardo che allude spudoratamente alla sua cruda nudità. I suoi occhi, freddi e diretti, ci sfidano, vogliono vedere se riusciamo a reggere l'impatto del corpo di lei, dello squallore che l'avvolge. Nessuna sensualità in Olympia. Barbieri e Galansino hanno recentemente scritto che "l'orrore che suscitò fu piuttosto nella sua mancanza di pudicizia, nella sua oscena smania di vivere".
Un ulteriore senso di disagio è dato dalla presenza delle scarpe ancora ai piedi della donna, che presuppongono un precedente 'svestimento'.
Anche la rigida posa della donna è uno schiaffo alla morale borghese; con la mano premuta violentemente sul pube, ricorda le centinaia di stampe pornografiche che circolavano clandestinamente nell'ambiente mondano di Parigi.
T. Clark, critico d'arte, si sofferma su alcuni dettagli dell'Olympia, ad esempio sul gesto della mano che copre il pube che, secondo lui, è talmente brutta da simboleggiare un simbolo fallico.
Alcuni critici si sono invece soffermati sulla sporcizia del corpo di Olympia.
Così Jules Clarétie si domanda: "cos'è quest'odalisca dal ventre giallo, ignobile modella pescata chissà dove e che rappresenta Olympia?".
Olympia era il nome d'arte di molte prostitute parigine dell''800, prostitute d'alto bordo, come la protagonista della "Signora delle camelie" di Dumas.
Qualcuno disse cinicamente che Olympia era stata raffigurata "sul posto di lavoro"; inoltre la serva nera è un topos ricorrente nella pittura, generalmente usato per alludere alla prostituzione.
La scelta di un soggetto sconveniente da parte dell'artista fu determinato non tanto da un sentimento di pietà verso l'infima condizione della donna, quanto piuttosto da un'implicita ribellione alla rigida divisione delle classi sociali che vigeva nella Parigi del tempo. Olympia è una "scalatrice sociale". Può permettersi ornamenti preziosi come i gioielli, i fiori di un amante, le lenzuola, un'orchidea tra i capelli.
Insomma una donna di basso rango che riesce, con la vendita del proprio corpo, a ottenere lussi che soltanto l'alta borghesia poteva concedersi.
A posare per Olympia fu la modella preferita da Manet, Victorine Meurent, la 'rossa dai begl'occhi neri', la stessa che fu ritratta in altri suoi capolavori come "Déjeuner sur l'herbe", la "Cantante di strada", "M.lle Victorine in costume di espada".
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