Presentando l'"Olympia" al Salon del 1865, Edouard Manet torna prepotentemente alla ribalta, tra le polemiche della borghesia parigina. Eseguita due anni prima, l'opera diventa oggetto di accesa discussione tra critici e appassionati d'arte, quando il chiasso per "Déjeuner sur l'herbe" non si era ancora spento.
La giuria del Salon dovette addirittura spostare più in alto il quadro manettiano per renderne difficile l'individuazione da parte del pubblico. Ma l'escamotage non servì a nulla. La folla continuava ad accalcarsi intorno a questa 'Venere col gatto'.
Sarebbe interessante scoprire le motivazioni per cui Manet non espose insieme queste due opere scandalose, realizzate e concluse nello stesso periodo: il "Déjeuner sur l'herbe" fu presentato infatti nel 1863, l'Olympia due anni dopo.
Manet si riconferma, con il crudo realismo di questa tela, maestro indiscusso dell'antiaccademismo.
Ma cos'è che irritò e turbò profondamente la cultura francese del tempo? I nostri 'occhi moderni' vedono semplicemente una donna nuda semidistesa su un letto disfatto, una domestica di colore in secondo piano e, appena percettibile, un gatto nero ai piedi del letto.
Due secoli fa i parigini, invece, non videro altro che un volgare esemplare di donna, dipinta secondo alcuni in modo pasticciato a causa delle scarse capacità pittoriche di Manet, che non sarebbe stato in grado di dosare il chiaroscuro.
"Olympia, che c'è di più semplice? Ci sono delle asprezze, mi è stato detto. Le ho viste. Ho fatto quello che ho visto" (Edouard Manet).
I giornali del XIX secolo pubblicarono diverse recensioni negative. Paul de Saint-Victor scrisse che nelle sale affollate del Salon "la folla è stipata come all'obitorio, davanti alla corrotta Olympia!".
Solo la voce solitaria di Emile Zola diede conforto all'arte rivoluzionaria di Edouard.
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